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Energia, il perchè dei rincari in bolletta

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Durante un convegno della CGIL, il ministro della Transizione ecologica Cingolani ha annunciato che, a partire da ottobre, le bollette di luce e gas aumenteranno del 40%, con conseguenti difficoltà per le famiglie a basso reddito e con ricadute sulla competitività delle imprese.

I dati di partenza


L’Europa importa più del 70% del suo fabbisogno di gas naturale, di questo il 47% proviene dalla Russia e il 34% dalla Norvegia; metà del gas russo attraversa l’Ucraina mentre l’altra metà passa dalla Bielorussia e dal gasdotto Nord Stream 1 che arriva direttamente in Europa.

Come siamo arrivati fin qui? Ripercorriamo la strada all’indietro.

A febbraio 2021 nella regione russa dell’Orenburg, confinante con il Kazakistan, si è verificata un’esplosione del gasdotto “Orenburg-Novopsokv”, che ha comportato la temporanea chiusura del gasdotto “Soyuz”, uno dei vari deputati al trasporto del gas in Europa.
L’episodio ha messo in luce anni di mancati investimenti e ridotta manutenzione sulla rete russa. Oltre a ciò, dobbiamo tenere conto delle dispute sulle tariffe e dei numerosi problemi politici tra Ucraina e Russia in seguito all’invasione e all’annessione delle regioni del Donbass e della Crimea.
Ad acuire ancora di più i rapporti tra i due stati c’è la costruzione del nuovo gasdotto North Stream 2 che entrerà in funzione a fine 2021 e lascerà fuori l’Ucraina dalle rotte del gas.


Carta di Laura Canali per Limes Online
Carta di Laura Canali per Limes Online

Il caso norvegese


Oltre alle minori forniture russe, all’inizio del 2021, si sono registrati cali anche nella produzione della Norvegia, che è il primo esportatore europeo di gas e petrolio, nonostante il 95% del suo fabbisogno elettrico sia coperto dall’idroelettrico.

Nelle recenti elezioni norvegesi, tenutesi il 13 settembre, l’estrazione del petrolio è stata un argomento centrale durante la campagna elettorale.
Il centrodestra, con i partiti conservatore e liberale, è favorevole a mantenere l’industria estrattiva, che impiega il 7% della forza lavoro norvegese, attiva fino al 2050, oltre a concedere nuovi permessi per l’esplorazione di giacimenti di idrocarburi; i proventi dovrebbero contribuire alla transizione energetica.
Il centrosinistra, invece, vorrebbe cessare le attività estrattive e smantellare l’industria petrolifera, con sfumature differenti tra i vari partiti.

Sembra quasi di vivere la serie tv Netflix “Occupied”, in cui la Russia invade la Norvegia dopo che ha chiuso gli impianti estrattivi, così da assicurare forniture all’UE.

Le scorte di metano


Analisi geopolitica a parte, il presidente di “Nomisma Energia”, D. Tabarelli, intervistato dall’Huffington Post, mette in evidenza altri problemi lungo la catena di fornitura; in particolare i centri di stoccaggio sono quasi vuoti mentre dovrebbero essere già pronti per affrontare la stagione fredda.
L’inverno è stato più lungo del previsto prolungandosi fino a maggio, ma a giugno i prezzi erano già in risalita e si è preferito aspettare sperando in un calo, ritardando così l’approvvigionamento invernale.

Oltre alla carenza di gas naturale, si registra anche una mancanza di GNL, Gas Naturale Liquefatto, a causa della concorrenza dei Paesi asiatici ed in particolare della Cina che, ripartendo per prima dopo la fase pandemica, si è accaparrata maggiori forniture di GNL.

L’eolico e il prezzo dell’energia


Secondo C. Torres-Diaz, responsabile energia e mercati di Rystad Energy, la carenza energetica si è aggravata nella stagione calda, che quest’anno è stata meno ventosa del solito, innescando una minor produzione di energia eolica.
Casi evidenti sono la Gran Bretagna e la Germania, dove solitamente la produzione eolica è molto elevata.
Nel primo semestre 2021 in Germania le fonti tradizionali hanno superato la produzione eolica, contribuendo per il 56%, con un incremento del 20,9% su base annua, mentre le fonti rinnovabili sono diminuite del 11,7%, in particolare l’energia eolica ha subito una contrazione del 21%.


In particolare, in Inghilterra, giovedì 9 settembre 2021 tra le 19 e le 20, quando tramontato il sole smettono di produrre i pannelli fotovoltaici e nelle case si accendono luci e stufette elettriche, l’energia elettrica sul mercato Epex, European Power Exchange, ha raggiunto il prezzo record di 1€ al chilowattora, quando per le ore 9 dello stesso giorno il costo previsto era di 25,3 centesimi al chilowattora, all’ingrosso. All’ingrosso, quindi senza tutti i costi che si sommano per definire il prezzo finale all’utente.

L’UE contrasta l’emissione di gas climalteranti


Altro attore finora non considerato è ETS, European Traiding Scheme, lo strumento introdotto dall’UE per contrastare i cambiamenti climatici riducendo le emissioni di gas serra.
Il sistema ETS funziona secondo il principio della limitazione e dello scambio di emissioni; in sostanza viene fissato un tetto alla quantità totale di alcuni gas serra che possono essere prodotti dagli impianti oggetto del sistema.
Progressivamente la quantità di emissioni si abbassa, così da favorire la diminuzione delle emissioni.
All’interno del limite fissato gli impianti acquistano o ricevono quote di emissioni che, in caso di necessità, possono scambiare.

Parlando di numeri, un anno fa le quotazioni internazionali del metano si attestavano a € 20-30 per mille kilowattora, mentre oggi i prezzi si aggirano tra € 50-60; allo stesso modo le quotazioni ETS sono passate dai 20-30€/ton agli attuali 50-60 €/ton.
Le conseguenze dirette sul costo dell’energia elettrica scambiata all’ingrosso alla borsa elettrica italiana di GME, Gestore del Mercato Elettrico, si vedono con l’aumento da € 20-40 per mille kilowattora ai € 140 di oggi.

“Questi aumenti, innescati dalle politiche UE di riduzione delle fonti fossili e di spinta per quelle rinnovabili, si riflettono anche nel costo delle bollette” sostiene il ministro Cingolani; secondo il vicepresidente della Commissione Europea, Frans Timmermans, ciò è vero, ma solo in parte, infatti: “Solo un quinto dell’aumento del prezzo può essere attribuito in effetti a un aumento dei prezzi dovuti alla CO2, il resto è la conseguenza di una carenza sul mercato”.
Il rincaro di tutti i prodotti energetici e di conseguenza dell’energia elettrica riguarda tutti i paesi europei indistintamente dalle fonti utilizzate.
Com’è possibile che anche la Francia, il Paese industrializzato con il minor tasso di emissioni di CO2 al mondo, abbia prezzi elevati? Stesso dicasi per l’Austria idroelettrica.
La risposta è molto semplice e basta far riferimento alla legge della domanda e dell’offerta che regola i mercati: i produttori rinnovabili e nucleari, quando collocano le loro partite di energia elettrica sul mercato, cercano di spuntare il miglior prezzo possibile, quindi ad un valore prossimo a quello delle fonti fossili, generando così interessanti profitti per gli azionisti.
Lo stesso fenomeno si registra in Italia per lo sfruttamento dei giacimenti di metano: il gas estratto viene venduto a prezzi di mercato, perché le società estrattive cercano di massimizzare i profitti, così come lo Stato che incasserà le royalty, i diritti dello Stato sullo sfruttamento del sottosuolo, che sono una componente del prezzo di mercato.

Ma veniamo all’Italia


Più di metà dell’energia elettrica viene prodotta attraverso centrali termoelettriche a ciclo combinato alimentate a metano, ecco perché questo gas è così importante per l’economia italiana.

Vent’anni fa l’Italia riusciva a produrre circa diciotto miliardi di metri cubi di gas, attualmente la produzione è scesa sotto i quattro miliardi, coprendo circa il 10% della domanda interna, rendendo così l’Italia ancora più dipendente dalle importazioni estere e in balia delle oscillazioni del mercato.

La scarsità di materie prime e le ricadute economiche


La penuria di materie prime è generalizzata e fonte di preoccupazione, mancano: acciaio, alluminio, semiconduttori, legname…, ma nel caso di quelle energetiche lo è ancora di più; infatti, se per le prime i prezzi vanno a colpire i costi alla produzione delle imprese e solo successivamente a scaricarsi sui consumatori, per l’energia e il gas i costi sono immediati e con cadenza bimestrale colpiscono le tasche degli utenti.

Dinamiche di mercato, dispute geopolitiche, stagionalità di fenomeni atmosferici e una eccessiva dipendenza dalle forniture estere sono oggi tra le principali cause dei maxi-aumenti attesi in bolletta a cui contribuisce, almeno in parte, anche la strategia comunitaria per la transizione ecologica. Transizione obbligatoria, ma che non sarà indolore, perché troppi sono i ritardi accumulati dai Paesi UE nelle catene di approvvigionamento, fonti di grandi incognite sulla strada che porta al green.

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